p 471 .

  14 . Gli effetti dell'espansione della Francia rivoluzionaria.
  
  Da:  J.  Godechot,  La  Grande Nazione. L'espansione  rivoluzionaria
della Francia nel mondo, Laterza, Bari, 1962 .
     
         Il  periodo  del  Direttorio  stato oggetto  di  valutazioni
         contrastanti:  nella  sua politica  interna  gli  storici  di
         ispirazione  marxista  hanno  visto  soprattutto  la  volont
         della  borghesia  francese  di  mettere  a  tacere  le  forze
         rivoluzionarie  popolari  e  democratiche;  quella  estera  
         stata  da  pi  parti  considerata ambigua  ed  ipocrita,  in
         quanto   finalizzata  alla  conquista  territoriale  e   alla
         dominazione  dei  territori  annessi,  in  contrasto  con   i
         principi di libert e di indipendenza che si diceva di  voler
         difendere.  Considerazioni diverse sono  state  espresse  dal
         francese  Jacques  Godechot, il quale, pur  riconoscendo  che
         l'espansione  rivoluzionaria ebbe effetti modesti  sul  piano
         economico  e  sociale, afferma che essa produsse  profondi  e
         duraturi  mutamenti nelle istituzioni politiche  e  in  campo
         giuridico e amministrativo in tutti i paesi europei.
     
Considerando  tutte  le  insurrezioni contro il  regime  francese,  si
potrebbe concludere per il fallimento totale dei principi, delle  idee
e  della politica della Grande Nazione; molti contemporanei conclusero
infatti  in  questo  senso e numerosi storici hanno  seguito  le  loro
tracce.  La  Francia  - hanno detto - sotto la maschera  ipocrita  dei
diritti  dell'uomo,  ha  condotto  una  politica  di  conquista  e  di
annessioni,  di  dominazione  e  di  tirannia,  peggiore   di   quella
dell'Antico  Regime.  La  Francia ha proclamato  l'eguaglianza  ed  ha
trattato  come paesi vassalli le repubbliche sorelle; ha affermato  di
portare la libert, ma ha impedito ai suoi stessi amici ed alleati  di
agire  a  loro  talento; s' fatta paladina del diritto dei  popoli  a
disporre liberamente di se stessi, ma ha carpito o contraffatto i voti
popolari destinati a far conoscere la volont delle popolazioni  ed  
incessantemente intervenuta nel governo dei suoi vicini per imporre le
sue  direttive e la sua volont. Tutto ci non  completamente  falso,
ma  prendere  le  cose  cos  in blocco significa  offrire  un  quadro
soltanto   parziale  della  situazione,  e  per  di  pi   un   quadro
unilaterale.
     La  Francia  non  si  limitata ad esportare tra  i  suoi  vicini
delle idee e dei principi, ma li ha anche messi in pratica, forse male
e certo incompletamente, ma in modo tale tuttavia che essi, in tutti i
paesi  occupati  favorirono una certa trasformazione della  societ  e
dello Stato. In tutti questi paesi le diseguaglianze di diritto tra le
differenti  classi  sociali scomparvero:  non  vi  furono  pi  Ordini
privilegiati, non vi fu pi nobilt e clero che costituisse  un  corpo
onnipotente,  non  vi furono pi schiavi n Ebrei tenuti  in  disparte
dalla  societ  e  la  cui vita fosse regolata da  leggi  eccezionali.
Indubbiamente,  anche  se  le  barriere  giuridiche  scomparvero,   la
tradizione  mantenne le distinzioni sociali, ma esse  non  furono  pi
qualcosa d'intangibile: dappertutto, comunque, chi trasse vantaggio da
questi  mutamenti fu la borghesia, in seno alla quale,  come  in  seno
alla  parte  "illuminata" dell'aristocrazia e agli  intellettuali,  si
reclutarono  i  patrioti, i Giacobini e perfino  gli  "anarchici"  che
furono i migliori e i pi ardenti difensori della Rivoluzione.
     Il  rinnovamento delle strutture economiche fu infinitamente meno
completo  e  in  ci  -  ripetiamo -  va  ricercata  una  delle  cause
fondamentali  delle  molteplici insurrezioni che contrassegnarono  gli
ultimi  mesi  dell'esistenza del Direttorio. In  Francia,  la  piccola
borghesia,  i  ceti  contadini  agiati  trassero  largo  profitto  dai
trasferimenti di propriet terriera ch'ebbero luogo tra il 1790  e  il
1799. Anche gli "indigenti", braccianti e manovali, tanto numerosi nel
1789,  poterono  raccogliere alcune briciole della  vendita  dei  beni
nazionali  o della spartizione di quelli comunali. Tutti i proprietari
e la maggior parte dei coltivatori beneficiarono dell'abolizione delle
decime e dei diritti feudali. Nelle repubbliche sorelle, al contrario,
la vendita dei
     
     p 472 .
     
     beni  nazionali, che si verific in scala infinitamente  ridotta,
and a profitto della sola borghesia agiata; l'abolizione delle decime
e dei diritti feudali, che non fu decretata dappertutto, fu largamente
compensata dalle requisizioni, dai contributi di guerra e dalle  nuove
imposte.  I  contadini,  ricchi e poveri, non  furono  dunque  affatto
interessati  alla  Rivoluzione;  quanto  agli  operai,  sia   che   le
corporazioni  fossero  mantenute, come in Svizzera,  sia  che  fossero
soppresse,  come in Olanda, in Renania o in Italia, la loro situazione
non cambi.
     Lo  Stato,  invece,  e  pi ancora la nozione  di  Stato,  furono
profondamente modificati. Il sistema monarchico, il diritto divino del
principe  subirono  dei colpi dai quali anche  dopo  il  1815  non  si
sarebbero   pi  rifatti.  Furono  instaurati  governi  costituzionali
rappresentativi, usciti dalla volont popolare, che, anche  se  furono
effimeri  e funzionarono con mediocre efficienza, rappresentarono  una
prima  esperienza: i patrioti, i liberali, ne avrebbero ormai  sentito
la nostalgia, col desiderio di renderli pi funzionali. Le aspirazioni
popolari  poterono  manifestarsi non solo nelle elezioni  a  suffragio
quasi universale, ci che mai era accaduto prima, ma anche nel club  e
attraverso  i  giornali.  La  libert  di  riunione,  di  discussione,
d'espressione,  se  non fu completa, fu per lo meno infinitamente  pi
ampia  che  sotto l'Antico Regime. La stampa, specialmente, forn  una
tribuna,  non  solo  ai  patrioti,  ma  anche  agli  avversari   della
Rivoluzione.  Dopo  il  1796, l'opinione pubblica  divenne  una  forza
possente, con la quale ogni governo dovette fare i conti.
     Le  trasformazioni  amministrative, se non destarono  impressione
nei popoli, non ebbero conseguenze meno significative e meno durevoli.
La divisione in dipartimenti accentu la centralizzazione e prepar le
future  unificazioni;  la  riorganizzazione giudiziaria  introdusse  i
principi  fondamentali della giustizia moderna: giustizia gratuita  ed
eguale  per  tutti,  indipendenza  della  magistratura,  semplicit  e
pubblicit  della  procedura, umanizzazione delle pene.  Certo  questi
principi non furono sempre rispettati, ma non per questo cessarono  di
rappresentare  un ideale da raggiungere; l'organizzazione  giudiziaria
rest  come  un esempio da seguire. La riforma del sistema finanziario
fu  meno  radicale  per  ragioni  d'opportunit.  L'eguaglianza  nella
tassazione fu tuttavia proclamata dovunque. Nel campo dei rapporti tra
Chiesa  e Stato, le riforme furono prudenti: la laicit dello Stato  e
l'eguaglianza  dei  culti  non  furono  proclamati  che   con   grandi
precauzioni  e  dopo molte esitazioni. Se contro gli ordini  religiosi
furono   prese  severe  misure,  fu  perch  esse,  in   gran   parte,
rappresentavano  la  continuazione d'un movimento che  s'era  iniziato
parecchie  decine d'anni prima, sotto l'influenza del giansenismo;  ma
il clero secolare mantenne il suo posto, perdendo soltanto i privilegi
giuridici  e  fiscali.  L'insegnamento,  laicizzato,  si  rinnov  nei
metodi.  Infine,  quasi dappertutto, furono creati eserciti  nazionali
che,  in  generale,  furono formati dai patrioti e  divennero  simbolo
dell'esistenza delle nuove nazioni.
     Tutto   questo  complesso  di  riforme  rappresent  un  positivo
acquisto e, a parte le riforme religiose, non sub attacchi nel  1799.
Cosa   si   rimprovera  dunque  alla  Francia?  Le   si   rimproverano
l'imposizione d'indennit di guerra, le requisizioni, i  saccheggi  e,
specialmente, l'asportazione d'opere d'arte e infine le si  rimprovera
soprattutto  il  costante intervento, mediante  colpi  di  Stato,  nel
governo  delle  repubbliche sorelle. Quel che ha provocato  contro  la
Francia l'accusa di duplicit e di ipocrisia  stato il contrasto  tra
la    proclamazione   dei   principi   di   libert,   d'indipendenza,
d'autodecisione   dei   popoli  e  la  sua   politica   di   pressione
intollerabile. [...]
     In   Francia   gli  uomini  di  governo,  premuti  dai   problemi
finanziari  e decisi a non ricorrere pi all'inflazione, non  potevano
abbandonare  lo "sfruttamento" dei paesi conquistati. I  "capitalisti"
che  erano in stretti rapporti con gli uomini di governo si sforzavano
di  moltiplicare  e  di  migliorare i  propri  affari  sviluppando  la
concentrazione  a  danno delle regioni occupate  e  delle  repubbliche
sorelle  che  perci  furono  colpite  dalla  politica  economica  del
Direttorio, deliberatamente. I membri del governo francese,  inebriati
dalla  gloria  che  i  generali donavano  alla  Francia  con  le  loro
vittorie, avrebbero dovuto essere dei superuomini per rinunciare  alle
prospettive  d'intervento  nella  politica  interna  degli  Stati  che
avevano creato. Non vi fu, nel
     
     p 473 .
     
     loro  comportamento, n malafede n ipocrisia, ma solo  il  fatto
che  la  Francia era guidata da uomini fallibili e da uomini  che  non
erano  di  prim'ordine, bens, come si suol dire, dei primi  arrivati.
Non  era  colpa loro se all'estero ci si faceva un'idea  della  Grande
Nazione diversa da quella che loro se ne formavano.
     Quest'immagine  della Grande Nazione, proclamatrice  dei  diritti
dell'uomo, campione del diritto d'autodecisione dei popoli,  creatrice
dello  Stato  moderno unificato, indivisibile, centralizzato,  rester
per  sempre  nella memoria degli uomini. Ed  in base a quest'immagine
che si giudica la politica della Francia, non soltanto nel periodo del
Direttorio,  ma  fino  ai nostri giorni e la  si  condanna  tanto  pi
severamente quanto pi essa sembra contraddire o rinnegare i  principi
che  la  Grande Nazione aveva proclamati. Lo voglia o no,  la  Francia
resta  legata dai taciti impegni assunti dal 1789 al 1794 dalla Grande
Nazione:  le  si attribuisce una missione e non le si perdona  di  non
esservisi mantenuta fedele.
